Gocce di Spiritualità

 
 

💧 GOCCE DI SPIRITUALITA’ 💧
(tempo di lett. 2 min.)
«Ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso» (1Cor 11, 23)
La liturgia della cena del Signore nel giovedì santo, apre la strada al doloroso percorso di Gesù verso la passione, morte e risurrezione. I testi sacri di questo giorno si concentrano sul testamento di Cristo durante l’ultima cena: egli non ci ha lasciato in eredità una parte di sé, ma tutto sé stesso! Alla Chiesa, cioè a noi tutti, ha lasciato la sua presenza soprattutto attraverso i due sacramenti istituiti durante quella notte: l’eucarestia e il sacerdozio. Intimamente connessi l’uno all’altro, essi ci consentono di riceve e trasmettere lo stesso Cristo Gesù. San Paolo nella prima lettera ai Corinzi, richiamando l’istituzione eucaristica, mette in risalto due verbi fondamentali e centrali per la comprensione di tale mistero.
Il buon discepolo è anzitutto un “ricevente”, cioè colui che si mette nella condizione di accogliere qualcosa che viene al di la delle proprie conoscenze e competenze. Ricevere implica innanzitutto il mettersi – in linea con – è una questione di sintonizzazione. Per ricevere adeguatamente bisogna trovarsi alla stessa lunghezza d’onda con chi comunica. Ecco uno dei segreti per comprendere a fondo l’eucarestia e il sacerdozio, mettersi con tanta umiltà in ascolto di Dio, accoglierne il dono, far spazio al mistero! Per ricevere bene occorre allora liberarsi da quelle fastidiose “interferenze” del nostro orgoglio, della nostra superbia, che continuamente disturbano il delicato e intimo “gioco” d’amore di Dio, con un’infinità di parole gonfie di superficiale e immatura saccenza. Il silenzio, soprattutto quello interiore, è antenna quanto mai efficace per una buona ricezione.
Il secondo verbo che Paolo utilizza è trasmettere. È il verbo della consegna, della condivisione, del dono. Solo chi ha piamente ricevuto e sapientemente custodito, saprà fedelmente trasmettere. Uno degli impegni più ardui del cristiano: essere testimoni fedeli di ciò che Lui ha compiuto! Trasmettere è farsi ponte, attraverso il linguaggio, le emozioni, le esperienze tra il prossimo e il mistero. Non una scientia crucis da cronisti di giornale, ma piuttosto da testimoni di un evento vissuto, che attrae e salva.
Per riflettere: riesco a sintonizzarmi per un po’ di tempo al giorno con il Signore?; chiedo al Signore di aiutarmi a gustare l’eucarestia e il sacerdozio; sono un “fedele” trasmettitore del Risorto?

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